Avvisi


AI PARROCCHIANI DI S. AMBROGIO

1° agosto 2022

Carissimi, carissime,

quando sono arrivato qui nel 2014, pochi giorni dopo la morte improvvisa di Don Gino, mio predecessore, nella lettera di nomina c’era scritto: “La durata del suo incarico di parroco è, secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale Italiana, di nove anni”. Pertanto, sapevo che venivo chiamato ad immergermi con tutto il cuore e con tutte le forze nella storia e nella vita della bella realtà di S. Ambrogio, che mi veniva consegnata come dono prezioso da custodire, tenendo ben presente però che prima o poi l’avrei dovuta riconsegnare alla Chiesa di Roma che me l’aveva affidata. Non sono passati nove anni, ne sono trascorsi otto, ma poco cambia…

Ora, a pochi giorni dal mio trasferimento definitivo, quando già diversi di voi si apprestano a partire per le vacanze estive, vorrei dirvi che ho vissuto questi otto anni contento della “mia” parrocchia. Ho goduto del clima familiare nei rapporti con voi, dei ritmi “umani” della vita parrocchiale, dell’accoglienza e della simpatia che mi è stata dimostrata fin dalle prime settimane della mia permanenza in questa comunità e in questo quartiere.

Ho conosciuto tanti e tante, ho ascoltato tante storie, ho incrociato il percorso di tante famiglie nei loro momenti di gioia (nascite, anniversari particolari, le prime Comunioni dei bambini o le Cresime dei ragazzi, un fidanzamento o un matrimonio) ma anche nei momenti di fatica e di dolore (una malattia, un lutto…).

Ho visto arrivare nuove famiglie e partirne altre, ho visto fiorire collaborazioni ma anche concludersene altre: sacerdoti, laici, religiose… chi si è trasferito di città o di comunità, chi è stato chiamato al Cielo…

Ho spezzato con voi tante volte il Pane domenicale dell’Eucarestia e della Parola, soprattutto nella “Messa delle 11,00” (diventata poi “delle 11,30”): per me è stato l’appuntamento più bello, spero lo sia stato anche per voi. Vi ho visti sempre attenti, coinvolti e anche pazienti, soprattutto quando i tempi della celebrazione si allungavano un po’ più del solito (!).

E poi i pellegrinaggi, la Scuola della Parola, alcuni momenti di festa e di convivialità… ma anche il tempo del Covid e del lockdown, con le celebrazioni online (soprattutto durante il Triduo pasquale) in una chiesa vuota, immersi in un silenzio spesso assordante… che esperienza! E che bello vedervi piano piano tornare, anche se alle prese con mascherine, sanificazioni, distanziamenti…

Tutto questo avvicendarsi di volti, di storie, di situazioni, di momenti e di occasioni è il pane quotidiano della parrocchia, una delle avventure più belle e arricchenti, talvolta anche faticose e delicate, che un prete può vivere. Con tutte le difficoltà e i limiti, essa rimane sempre e comunque la “tenda di Dio” tra le case degli uomini, una porta aperta per tutti, la “fontana del villaggio” (come l’amava definire Giovanni XXIII) a cui abbeverarsi e trovare ristoro per poi ripartire.

“I parroci passano, i parrocchiani restano”, andava ripetendo a noi giovani studenti di teologia un anziano Canonico di San Giovanni in Laterano (proprio lui, che era rimasto più di 40 anni nella stessa parrocchia!). E così la Chiesa di Roma (e lo Spirito Santo che – sono assolutamente certo - la guida e la governa) mi chiedono di continuare a vivere questa esperienza a San Frumenzio ai Prati Fiscali, nel Settore Nord della diocesi di Roma, a non molti minuti d’auto da qui (traffico sull’Olimpica permettendo!). Un altro mondo, altre dimensioni, altre tradizioni e altri ritmi: ma anche lo stesso Signore e la stessa Chiesa romana, che ritroverò incarnati in volti e storie diversi.

Mi spiace lasciarvi? Sì, senza dubbio! “Partire è un po’ morire”, si dice, e anche se la prossima sarà la quarta comunità di cui divento parroco, per me i distacchi e i saluti continuano ad essere sempre un po’ “pesanti” da digerire. So di volervi bene e che mi volete bene e sono certo che le distanze si colmano e si colmeranno sempre volendosi ancora più bene. E in questi trent’anni ho anche sperimentato che si possono mantenere rapporti e contatti (basta volerlo!) e che non mancano mai le occasioni per risentirsi o rivedersi (basta crearle!).

Sono sereno nell’affrontare una nuova esperienza? Sì, perché non l’ho chiesta né cercata io, perché in questi otto anni a S. Ambrogio ho vissuto dei bei momenti da raccontare e da condividere con il nuovo “gregge” che mi aspetta (come tante volte ho condiviso con voi i racconti di esperienze vissute nelle parrocchie precedenti), perché un nuovo passaggio di parroco rappresenta sempre un nuovo passaggio di Dio nella vita della comunità che si lascia e di quella a cui si è destinati, oltre che nella vita… degli stessi parroci coinvolti nel cambio! Nuove opportunità, nuove possibilità, nuove strade da scoprire e da percorrere.

Concludendo, vorrei dire anzitutto “grazie” a quanti e a quante hanno speso e spendono tempo e energie per collaborare con la parrocchia e col parroco nella catechesi, nella liturgia, nella carità, nell’accoglienza ecc. A loro chiedo di rimanere al proprio posto, di continuare a servire la comunità nelle varie occasioni e nei vari ambiti della vita parrocchiale. Il “grazie” lo estendo ai sacerdoti coi quali ho collaborato in questi anni, da don Jolly e da don Valentino che mi hanno accolto qui nel 2014 a tutti quelli che si sono avvicendati fino ad oggi, come anche al nostro diacono Marcellus e alla sua famiglia, per la testimonianza e la disponibilità.

E poi, anche a nome vostro, porgo fin da ora un caloroso “benvenuto” e l’augurio di un fecondo e sereno ministero al parroco che subentrerà a breve. Si tratta – lo sapete - di Don Giacomo, parroco di S. Giuseppe Cottolengo, che verrà a prendersi cura di voi insieme a Don Luca e a Don Salvatore. Ringrazio di cuore lui e gli altri sacerdoti di Nuovi Orizzonti per aver accettato fin da subito la chiamata della Chiesa di Roma ad allargare i confini della loro paternità e della loro sollecitudine di pastori e a dedicarsi anche a questa porzione di popolo di Dio che è la parrocchia di S. Ambrogio.

A voi, fratelli e sorelle, chiedo di accogliere il nuovo presbiterio, di aiutarlo, ascoltarlo, consigliarlo, così come avete fatto con me in questi otto anni, e anche di dare avvio ad una collaborazione ancora più fattiva tra le due comunità del quartiere che, pur rimanendo distinte, sono così vicine geograficamente da poterlo sempre più diventare anche spiritualmente e pastoralmente. Mi sembra di poter dire che la Via Crucis che percorremmo insieme nel Venerdì Santo del 2019 (l’unica… poi è arrivata la pandemia!) dalla nostra chiesa a quella del Cottolengo sia stata, in un certo senso, profetica!

Avremo un’occasione “ufficiale” per i saluti e il passaggio di consegne (con Don Giacomo abbiamo pensato, a Dio piacendo, a domenica 2 ottobre alle 18,30) e comunque ci vedremo ancora le prossime domeniche. Nel frattempo, a tutti e a tutte giungano fin da ora il mio fraterno e grato saluto e soprattutto la benedizione del Signore: S. Ambrogio vi accompagni e sostenga il vostro cammino … e, già che c’è, anche il mio!

Un abbraccio grande.

Don Marco